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Il volo

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Quella del volo è stata una delle esperienze più incredibili e scioccanti della mia vita che tutt'ora mi è di grande ispirazione nella vita di tutti i giorni. Elicotteri ed aerei mi hanno sempre affascinato e, ogni volta che ne scorgevo uno in cielo (negli anni '80 molto meno di oggi) rimanevo ad ammirarlo con la testa all'insù fino a quando non scompariva dalla mia vista. Fin da piccolo sognavo di diventare un pilota, in particolare un pilota della Marina (dato il mio innato amore per il mare). Sognavo di volare con un aereo supersonico nel cielo azzurro e di atterrare poi in una nave portaerei e godermi il blu del mare e la navigazione cullato dalle onde. 

Capii, crescendo, che questa passione era solo in parte legata al volo in sé, al poter scorgere il mondo dall'alto, per avere una visione più nitida dei movimenti che avvengono in basso, ma molto di quel sogno era legato al senso di libertà che si ha volando e navigando. In realtà, a me piaceva il viaggio, libero e autonomo, senza strade e binari, nell'immensità del cielo e nel solcare rotte oceaniche che mi portassero chissà dove. 

Il senso di libertà che si ha quando si vola o si naviga va di pari passo con il senso di responsabilità che si deve mantenere per poter volare e navigare in sicurezza. Non sono certo attività estreme ma sopratutto quando si vola, è necessario mantenere un focus e un'attitudine mentale assolutamente impeccabile. La complessità del saper pilotare un aereo in un ambiente totalmente libero ma allo stesso tempo pieno di regole è la parte più affascinante del mondo del volo. 

L'inizio del sogno

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Ho iniziato a "volare" attraverso un vecchio PC degli anni '80, quando avevo appena 8-9 anni. Era un gioco di altri tempi: un simulatore di volo dalla grafica orribile in cui si decollava da una pista pilotando un aereo bombardiere e la missione era lanciare una bomba sopra una diga nemica, che andava trovata. Ci passavo ore ed ore, ma il mio divertimento non consisteva nello sganciare la bomba sulla diga (che non ho mai trovato) quanto nel tracciare rotte e volare senza meta, solo per il gusto di volare. Seduto sulla sedia di casa e con un vecchissimo joystick tra le mani, immaginavo di essere in volo su un aereo di linea, viaggiando per il mondo. Passavo pomeriggi interi durante il fine settimana, a volte mi soffermavo a studiare i pochi strumenti di volo che si vedevano sullo schermo di questo vecchio gioco. 

Mio padre mi aveva costruito, con dei pezzi di legno, una molla, degli interruttori di corrente e dei clip metallici, una specie di plancia di comando, che io avevo dipinto e decorato come se mi trovassi all'interno di un vero aereo (più o meno...) pur stando seduto sulla sedia della cucina davanti al computer. Poi il PC si ruppe, io crebbi, mi interessai ad altro, e per anni non praticai né pensai più al volo, anche perché dato il mio scarso rendimento scolastico non mi ritenevo in grado né di frequentare l'accademia aeronautica né avevo la possibilità economica di iscrivermi ad una scuola di volo civile. 

Feci il mio primo volo reale (da passeggero) solamente all'età di 12 anni, quando andai per qualche giorno a Londra con mio padre: ovviamente passai un quarto del volo di andata in cabina con i piloti (erano i "bei tempi" prima dell' 11 settembre...) e trascorsi quei 4 giorni a Londra pensando solamente al volo di ritorno. Da quel momento in poi, stop. Non volai più, non ne ebbi più l'occasione. 

Ricominciai a "volare" virtualmente di nuovo solamente verso i 20 anni, quando riuscii ad installare il simulatore di volo più realistico che io avessi mai visto (Flight Simulator '98, oggi ormai obsoleto) a casa di un caro amico, nel suo PC. A quel tempo studiavo medicina all'università di Bologna, ma nei week end in cui riuscivo a ritornare a casa (in Veneto), passavo il sabato pomeriggio, la notte e la domenica a casa sua al PC (9,9 volte su 10 mi schiantavo sulla pista cercando di atterrare...) e, tra le perplessità del mio amico e le risate assieme, mi resi conto che volare non era proprio un "gioco" anche se in me cresceva sempre di più il desiderio di pilotare un vero aereo. Il mio sogno continuava a scalpitare per la sua realizzazione. 

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La caduta e la ripresa

Ripresi a volare - sempre da passeggero - dopo la laurea, la maggior parte delle volte per partecipare a congressi medici o frequentare corsi internazionali. Adoro viaggiare e conoscere persone nuove di estrazione e cultura differente, per cui approfittavo di ogni occasione per volare altrove. L'emozione di partire, salire su un aereo e volare, arrivare in un nuovo posto mai visto, dagli usi e costumi totalmente differenti, era uno stimolo enorme alla mia fantasia e mi sentivo vivo e pulsante. Purtroppo, non mi era più possibile visitare la cabina di pilotaggio, in quanto dopo la "caduta delle 2 torri", la porta della cabina di pilotaggio era chiusa ai passeggeri.

Il mondo era cambiato in un giorno: viaggiare era più complesso tra controlli di sicurezza e regole anti-terrorismo. In ogni caso viaggiare e sopratutto volare mi riempiva sempre di emozioni positive, gioia e senso di libertà.

Fù così fino al 2012, anno in cui crollò il mio mondo emotivo interiore e, proprio durante un viaggio, propriamente in volo, mi resi conto che c'era qualcosa che non avevo ancora risolto in me. Ne parlo in modo approfondito nel mio primo libro (Trattato di Alchimia delle Emozioni) e non mi dilungherò qui a raccontare cosa successe. In sintesi, una grandissima e apparentemente immotivata paura di volare si impadronì di me proprio durante il volo. Ero convinto che l'aereo sarebbe caduto e che sarei morto in mezzo all'oceano. L'elemento aria mi impauriva, l'altezza e l'incapacità di controllare il mezzo su cui viaggiavo erano diventati un'ossessione, avevo paura di morire in un incidente aereo. Da quel momento in poi, il terrore assoluto. 

Non presi più un aereo, arrivai a disdire tutti i convegni a cui avrei dovuto partecipare (cercai addirittura di imbarcarmi in navi mercantili - senza risultato - pur di poterci andare), mi chiusi in un mondo di paura e incertezza. Era il 2012, l'anno in cui era prevista la "fine del mondo" secondo il calendario Maya, ed io sentivo che in quell'anno sarei morto volando. 

In quel periodo della mia vita avevo iniziato a coltivare piante medicinali, iniziavo i primi esperimenti di produzione di estratti spagirici e le lavorazioni alchemiche, e con alcuni amici avevamo creato (nel 2011) il nostro primo "mandala" (una forma di coltivazione circolare) di piante medicinali nel campo che si trovava sotto la mia vecchia casa sulle colline bolognesi, in zona pre-appenninica.

Più o meno qualche mese dopo l'esperienza di quel viaggio terribile, di quel volo pazzesco di 12 ore senza riuscire a chiudere occhio e aggrappato al sedile, conobbi casualmente un signore che, come hobbie, faceva l'istruttore di velivoli ultraleggeri (sono piccoli aerei mono-biposto, monomotere e destinati al diporto sportivo) in una piccola scuola di volo neo fondata vicino a Bologna. Volete sapere cosa successe? ovviamente mi propose di diventare allievo, e mi invitò a fare un "voletto" con lui. E io? ovviamente rifiutai con un bel "no ma tu sei pazzo io muoio!". Ma, quando mi replicò, "non ti piacerebbe fare una bella foto dall'alto, ad una quota vicina al suolo, del tuo nuovo mandala di piante officinali?". Caddi nel panico. Avevo troppa paura di volare ma l'idea di poter fotografare dall'alto il mandala da poco creato era più forte della paura...o quasi...perlomenò lo fu in quel momento in cui alla fine risposi, "va bene andiamoci però piloto io!". E la sua riposta ancor più terrificante: "va bene, hai idea di come si pilota un aereo?" E infine la mia da vero disperato: "certamente, ho volato per anni al simulatore di volo!". Le comiche, ma il mio amico accettò. Era martedì e quasi non dormii fino al giorno in cui sarei dovuto andare a fare questo "voletto", il lunedì successivo. 

Il decollo dell'esperienza

Lunedì arrivò e mi presentai al campo volo in una giornata non troppo serena, il cielo era in parte coperto e colsi l'occasione per comunicare al mio amico che le condizioni meteo non erano buone per fare le foto. Speravo mi confermasse e riuscissi così a scampare da quel volo nel quale, continuavo a pensare, sarei morto schiantato al suolo. Mi trovavo in una fase molto particolare della mia vita e fu proprio in seguito a questa fase, immersa nell'ansia e nella paura, che sviluppai tutto il lavoro sulle ferite emozionali, argomento chiave di tutti i miei corsi, seminari e della mia visione attuale della medicina e della salute. Qualche anno dopo ci avrei scritto un intero libro ma, in quel momento, ero solamente vittima degli schemi emotivi della mente e dei traumi (ferite) fissati nei miei ricordi più inconsci. "Bene - dissi - allora non si va?". "Certo che si va", rispose il mio amico, "è la giornata perfetta per volare, non c'è vento!"  Mi sentii sprofondare nel terrore, le gambe iniziarono a tremarmi e, nonostante fosse la prima occasione della mia vita di salire su un velivolo da "pilota", mi si appannò totalmente la capacità razionale e mi sentii impazzire dentro. Era forse il giorno giusto per morire? Non sapevo se accettare di più la sconfitta, o la morte. In ogni caso sarei morto: morto schiantato o morto dentro per aver rifiutato di realizzare un mio sogno. Presi fiato e dissi a me stesso: ma quanto vali? Così poco? Facciamo così: o vai in volo, realizzi il tuo sogno, ti schianti e muori, o vivrai tutta la vita con il rammarico per non aver accettato questa sfida. Ok; meglio morire realizzando i propri sogni che morire dentro sapendo di non aver fatto nulla per realizzarli.

Così decisi di salire sul quel piccolo aereo (un ultraleggero biposto): due ali, una coda e un motore e poco più...e decollare verso il mio destino: ero certo che sarei morto. Ma forse no...dovevo fare le foto e portarle in azienda per caricarle sul sito web del nuovo laboratorio che stavamo creando! Ok, forse sarei morto dopo aver consegnato le foto al grafico. Ero nel caos più totale. Sindrome di panico.

Salimmo sull'aereo. Il mio amico, istruttore di volo, abituato a certe scene e situazioni da parte dei principianti, impugnando la cloche a doppio comando disse: "facciamo che piloti tu e io tengo le mani sui comandi, in caso tu abbia bisogno di correzioni ci penso io, tanto se hai già volato per anni al simulatore, sai come si fa...". Ok, andiamo, schiantiamoci pure!. Dissi "però quando devo fare le foto lo piloti tu l'aereo".

E così, accesi il motore, rullammo verso la pista e, infine, decollammo.

L'ironia dell'assurdo: non feci nessuna foto, tanto ero intento a pilotare. Atterrammo. Ero ancora vivo. Le gambe tremanti e sudato come avessi 41° di febbre, scesi dall'aereo incespicando e trascinandomi da quanto quell'esperienza mi aveva distrutto emotivamente e fisicamente, avevo consumato tutta l'adrenalina presente nei miei reni. 

Ma, la vera sorpresa fu quando il mio amico mi disse: "com'è andata? ti è piaciuto? Sai che hai pilotato tu tutto il tempo e io non ho corretto nulla, se non in fase di atterraggio ma poco poco? Sembra che piloti da sempre!" 

Un tonfo al cuore e capii solo in quel momento cosa avevo fatto. Avevo realizzato il mio sogno e, per di più, ero riuscito, talmente concentrato com'ero, a pilotare da solo quell'aereo, con una "naturalezza" di cui divenni consapevole solamente anni dopo. 

"Se ti va mercoledì inizia il corso, vuoi iscriverti?" Tre giorni dopo iniziai il corso che mi portò, negli anni, a diventare comandante di aeromobili civili.

Una follia. Un sogno. Un traguardo.

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Iniziai così la scuola di volo per velivoli ultraleggeri, conseguendo tutte le abilitazioni e, l'anno successivo, frequentai il corso da pilota privato, che completai nel tempo record di 8 mesi. Avevo realizzato uno dei miei sogni più grandi: non facevo il lavoro di pilota, ma ero diventato un pilota.

Lo ero diventato prosciugando le mie riserve energetiche, in quanto ogni volta che mi accingevo a volare, sudavo, tremavo, mi si annebbiava la vista, avevo una tremenda paura di cadere...ma volavo; volavo perché il desiderio di raggiungere il mio sogno era più forte della paura della mia mente emotiva.

In ogni volo che ho fatto da studente, ho dato energeticamente tutto me stesso per contrastare le paure della mia mente. Mi sono esaurito ma ogni volta sfidavo me stesso. 

Ho sperimentato, anche grazie a questa esperienza, che, nonostante i limiti che ci poniamo a causa di schemi mentali, ferite emozionali e paure ataviche spesso di cui non conosciamo consapevolmente la causa, possiamo forzare il sistema e, attraverso la volontà, raggiungere obiettivi incredibili. Possiamo "hackerare" la mente attraverso la volontà, quella forza che viene dalla nostra anima che desidera ardentemente il fare esperienza per conoscere sé stessa. 

Ricordo ancora il mio primo volo da solista: abbandonato da solo in pista dal mio istruttore, che era sceso all'improvviso dall'aereo dicendomi: "sei pronto vai da solo". Ok mi dissi. Torniamo all'hangar. O no? Andiamo? Rinunciamo? 

"Va bene: sia quello che sia se devo morire oggi su questo trabiccolo da solo, facciamolo".

Spinsi la manetta al massimo e partii per il mio primo decollo da solo. Una volta decollato, non puoi chiedere la grazia, rallentare, accostare, mettere le quattro frecce e chiedere aiuto: te la devi cavare da solo. Se sbagli, ti fai male.

Se emotivamente cedi, sei finito. Non puoi permetterti una svista, tutto deve essere sotto controllo e la cosa più difficile da controllare sei tu.

Si dice, in aeronautica, che devi essere sempre qualche miglio e minuto davanti all'aereo: non è lui a far volare te ma sei tu a far volare lui. Per cui ci vuole lucidità, capacità previsionali, logica, sensibilità, conoscenza, calcolo, freddezza ma anche ascolto dell'elemento in cui sei immerso. Devi essere tutt'uno con quello che stai facendo. Capii che il volo, per me, era una specie di meditazione: ero totalmente presente in quello che stavo facendo. Un attimo prima, emotivamente disperso e destrutturato; appena decollato, presente e consapevole di tutto. Una conquista perché, al di là di un semplice sogno, avevo conquistato una parte di me, affrontato le mie paure, vinto contro la mente, lottato per non cedere alle emozioni, risvegliato la capacità di controllo emotivo e infine compreso che non c'è limite a ciò che possiamo fare nella vita.

Il volo come "maestro"

Quando dai motore per decollare, dai tutta potenza.

In decollo non risparmi nulla, dai il massimo.

E' una metafora della vita: quando vuoi raggiungere un obiettivo alto e importante, quando vuoi alzarti al di sopra delle nubi della mente e dell'ego emotivo, è necessaria tutta la tua forza di volontà. Non si tratta di dire "forse riesco", "ci provo" o "vediamo come va", si tratta invece di affermare: "ORA VADO. ORA FACCIO. ORA RIESCO".

Il volo mi ha dato tanto, in particolare la comprensione che per essere liberi, senza strade, binari predefiniti e vincoli imposti da altri, per tracciare la TUA ROTTA PERSONALE è necessario dare tutto motore, il massimo possibile.

Allo stesso tempo è necessario studio, comprensione, controllo, conoscenza, sensibilità, fermezza, lucidità e molta umiltà. Mai credere di essere il top, mai credere di essere arrivato. Bisogna salire su un aereo come un pilota umile che sempre ha un briciolo di timore che qualcosa vada storto e avere già il piano di emergenza pronto ad attivarsi.

Volare significa imparare a PIANIFICARE, a conoscere pro e contro, ad addestrarsi più sulle emergenze che sul volo in sé, perché è quando le cose vanno male che un vero pilota deve sapere cosa fare. Non solo nei confronti dell'aereo, ma sopratutto di sé stesso. Il volo non è librarsi nell'aria senza regole, bensì è una vera disciplina interiore che aiuta a scoprire chi sei, i tuoi limiti e le tue capacità di rimanere calmo anche nei momenti difficili. 

Le esperienze che possiamo fare nella vita sono infinite, tanto quanto lo è la nostra anima, ma alcune di esse sono particolarmente efficaci per la nostra crescita: sono proprio le esperienze in cui proviamo più paura, timore e incertezza quelle che ci danno più soddisfazioni. Sono le esperienze incerte, in cui non vediamo chiaro, in cui dubitiamo delle nostre capacità, che ci mostrano come invece attraverso il "tutto motore" della nostra forza di volontà possiamo raggiungere qualsiasi vetta.

Imparare a pilotare un aereo è stato per me fonte di grande crescita e ispirazione per iniziare nuove imprese, dandomi nuovi obiettivi e ha fatto nascere in me il desiderio di sfidarmi a trovare nuovi obiettivi e orizzonti, a volte utopici, e a continuare a credere che prima o poi, in qualche modo, li potrò raggiungere. 

L'anima umana è illimitata, credi alle infinite possibilità espressive del tuo essere e alle infinite esperienze che puoi fare nella vita. Non provarci soltanto, FALLO, ora, un passo alla volta ma, quando parti, dai TUTTO MOTORE.

Non risparmiare nulla di te e potrai raggiungere qualsiasi obiettivo.

Credi in te, rimani lucido, pianifica, organizzati, studia, impara, ascolta, esprimi, sogna, realizza, addestrati sempre al "peggio" per ottenere il "meglio".

Per ottenere qualcosa di grande a volte è necessario scendere nel mondo degli inferi delle nostre emozioni destrutturate, conoscerle, comprenderle, trovare in esse la spinta per un salto più grande. Non è necessario "soffrire" per realizzarsi, ma è necessaria disciplina, volontà, focus, determinazione e, sopratutto, una grande passione per la vita. 

Come dico spesso, ci vuole "fretta di vivere" per essere fieri della propria vita. 

Buon decollo a tutti.

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