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Omeopatia è "rimedio", non farmaco

Perché è improprio definire 'farmaco' il 'rimedio' omeopatico?


La Medicina Omeopatica nasce come metodo in medicina con l'ideazione, e la conferma sperimentale e clinica, dell'utilizzo della sostanza potenzialmente tossica, diluita e dinamizzata, a fine curativo.


L'omeopatia è la risposta alla ricerca della "prova ed evidenzia", specifica e peculiare, della relazione esistente tra l'utilizzo sperimentale di una sostanza drogale e il suo utilizzo nel quadro sintomatologico di un malato. Questa relazione sarà il frutto dell'osservazione dell'azione dinamica della sostanza drogale nello sperimentatore sano e nel malato.


L'osservazione evidenzierà una relazione di similitudine tra la serie di sintomi peculiari, specifici e individuali, evidenziatisi nella totalità psicofisica dello sperimentatore sano e la serie di sintomi peculiari, specifici e individuali del malato.


Dal passaggio analogico, dallo sperimentatore sano al malato, della sostanza drogale, ora rimedio omeopatico, nasce la medicina omeopatica.


Il rimedio omeopatico, dunque, non è un nuovo farmaco per una patologia specifica, esso è l'immagine stessa della patologia che si manifesta e si evidenzia nello sperimentatore sano, a livello energetico, similarmente a quegli stati patologici che l'individuo può manifestare quando la malattia giunge ad alterare lo stato dinamico reattivo di salute che lo identifica nella sua unicità ed irripetibilità.


I parametri che identificano un "farmaco" e un "rimedio omeopatico" sono diversi, anche se l'uso comune dei termini identifica entrambi come medicinali. In genere, un farmaco è costruito e sperimentato, per essere il corrispondente dei meccanismi metabolici alterati di un organo o sistema, mentre il rimedio omeopatico è molto di più. Il rimedio è evidenza della reazione nella totalità della persona che l'assume, reazione che è simile alla sofferenza che può provenire da un organo o sistema.


La droga o sostanza trasformata nel processo dinamico energetico biologico dell'essere vivente, proprio perché è naturalmente capace di inserirsi, cambiare, produrre sintomi, in imitazione, o meglio, in analogia, con quanto l'organismo reclama ... riporta l'ordine, stato precedente di equilibrio, corrispondente alla totalità della persona.


Il rimedio omeopatico non è un farmaco per una terapia specifica alla malattia, ma l'elemento energetico, simile a quel richiamo idiosincrasico predisponente nello sperimentatore sensibile a quella droga, che diventa rimedio ultramolecolare con la patogenesi, serie di sintomi, simile alla sofferenza della persona vitale nel suo stato di malattia.

Il rimedio non è riducibile, né assimilabile, ad un farmaco che cura la malattia. Il rimedio è diagnosi patogenetica e terapia per ristabilire la salute ed è, anche, la chiave di lettura, dinamico energetica, d'ogni possibile stato di sofferenza.

Diagnosi che lo sperimentatore sano, nel cambio patogenetico evidenziato nelle serie dei sintomi peculiari, eccezionali e straordinari, identifica per similitudine in ogni processo patologico, che coinvolge anche la lesione sottostante come parte integrante della persona, che non esclude organismo cellulare e meccanismi che ne fanno comprendere la struttura chimica, biochimica e genetica, inducendo, quando è possibile la reversibilità biologica (cellulare e vitale) di tutto il processo morboso.

L'essere persona unica e irripetibile, non è una condizione assimilabile per identità a tutti gli esseri umani, lo è piuttosto per similitudine.

Il rimedio omeopatico non è un farmaco dal quale il medico dipende in funzione della malattia; è il rimedio che il medico deve "conoscere, se può, prima sperimentandolo su se stesso", per poi riconoscerlo nella totalità dinamica sintomatologica della sofferenza che fa "parlare" il malato.

Il rimedio omeopatico è la chiave di lettura del malato. Attraverso la narrazione e l'ascolto della sua vita, il medico identifica diagnosi e prognosi terapeutica.

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